Gazzetta dello Sport
October 13, 2026

Se il tuo cognome è Corona, nel calcio del Sud Italia, hai un’eredità pesante sulle spalle. Specie se il tuo mestiere è l’attaccante e quindi porti la promessa di fare gol e decidere le partite. Lo ha imparato a sue spese Giacomo Corona, nato a Palermo e figlio di "re" Giorgio, attaccante di culto dei primi anni 2000 che ha vestito la maglia di ben 16 squadre (15 del Sud) senza mai realizzare il suo sogno: giocare con il Palermo, il club della sua città.
Obiettivo in cui Giacomo, classe 2004, ha saputo per ora superarlo, visto che ha esordito con i rosanero a 17 anni, il 17 ottobre 2021 contro la Turris in Serie C. Senza però lasciare il segno e iniziando pochi mesi dopo una girandola di prestiti che lo ha portato ora a vestire la maglia della Virtus Entella, in Serie B.
I risultati parlano per lui: due gol decisivi, miglior marcatore del club in stagione, partendo sempre dalla panchina con 71 minuti giocati. Ma in fondo non è una sorpresa: per ora Corona non è riuscito ad incidere soltanto con l’amata maglia del Palermo. Quella che, per lui come per il padre, vale di più.

Un caso sicuramente particolare, visto che la giovane carriera di Giacomo finora racconta di tante soddisfazioni e tanti gol. Dopo l’esordio con il Palermo, nelle cui giovanili è cresciuto, l’attaccante è stato dirottato in prestito al Torino, facendo parte della squadra Primavera, prima di cambiare la sua carriera approdando all’Empoli.
Lì, in uno dei migliori settori giovanili d’Italia, Corona può sfogare tutto il suo valore: nel 2023/2024 segna 19 gol laureandosi vice capocannoniere del campionato di Primavera 1, dietro solo a Flavio Russo del Sassuolo. In una stagione in cui si toglie un’altra grande soddisfazione, che a papà Giorgio riuscì soltanto a 32 anni (esordio con gol in Cagliari-Catania del 10 settembre 2006): il 13 gennaio 2024, a Verona, prende il posto di Gyasi debuttando a 19 anni in Serie A.
Un piccolo regalo che lancia definitivamente Corona nel mondo dei grandi, come dimostra la prima stagione giocata da titolare tra i professionisti nel 2024/2025: 11 gol con il Pontedera, trascinato ai playoff così da guadagnare nuovamente la stima del Palermo, di mister Pippo Inzaghi e un ritorno a casa. Ma il peso della Sicilia, e del Barbera, sembra essere ancora troppo per Giacomo.

Nello scorso campionato Corona veste il ruolo di attaccante di riserva del Palermo, giocando addirittura da titolare in Coppa Italia contro l’Udinese. Contando anche i playoff, a fine anno tra campionato e coppa le presenze, tutte da subentrato meno una, sono sedici. Ma di gol, neanche l’ombra.
Dopo due anni, tra Primavera e C, in cui supera le 30 marcature, con la maglia dei suoi sogni Giacomo stenta ancora. Il Palermo punta alla Serie A, non può permettersi scommesse, ma in fondo crede ancora nelle possibilità del ragazzo di casa. Arriva così, nell’estate del 2026, l’ennesimo prestito, stavolta all’Entella.
E, magicamente, tornano i gol. Impiega 32 minuti, alla terza presenza in campionato, per timbrare per la prima volta con la maglia dei liguri, il primo gol in Serie B: il 2-2 contro il Vicenza, a quattro minuti dalla fine, anticipando il portiere avversario con un colpo di testa.
Gol di rapina, da attaccante navigato, simile a quello dell’1-1 dello scorso weekend contro la Juve Stabia: uscita a vuoto di Boer, è Giacomo il primo ad arrivare sulla palla e metterla dentro a porta vuota. 71 minuti, neanche una partita intera, per segnare più gol di quanto mai abbia fatto con il Palermo. Ed entrambi decisivi, per evitare la sconfitta all’Entella.
Ciò che emerge, dunque, è un ragazzo con le stimmate da ottimo attaccante. Molto alto (1,95 m), sa difendere la posizione in area e calcia anche bene i rigori, avendone segnati sette su otto tra Primavera e Serie C. Un inizio di carriera con basi ottime e promettenti per poter volare ancora più alto, anche migliore rispetto a papà Giorgio, che ha sgomitato molto tra Serie C1, C2 e D prima di vedere le stelle che Giacomo sta già frequentando.
Segnando con l’obiettivo di guadagnarsi una nuova chance al Palermo, dove ha esordito partendo dal centro sportivo Louis Ribolla, il campo dove prese il via la carriera di Totò Schillaci e dove proprio l’ex centravanti bianconero ha fondato una scuola calcio.
In cui Corona, come prima di lui altri professionisti mai davvero protagonisti a Palermo come Di Gaudio o Di Mariano, si è formato. Il tempo è tutto dalla parte di Giacomo, che compirà 23 anni a febbraio e sta dimostrando di poter giocare serenamente anche in cadetteria.
Dovrà però dimostrare di poter fare la differenza anche indossando la maglia rosanero e smentire il detto, spesso affidabile, e finora su di lui calzante: "nemo profeta in patria". Farsi accettare da estranei in altri contesti è sicuramente più semplice, ma salire alla ribalta dove si è cresciuti e davanti a un pubblico amico e conosciuto è sempre più complesso.
A Corona, figlio d’arte, l’arduo compito di mettere in atto il contrario. Ricordando che essere felici a casa propria è il risultato finale di ogni ambizione: per Giacomo, che sta ricalcando il suo nome sulla mappa del calcio che conta, fare gol a Palermo è la meta finale del viaggio.
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